Una volta erano semplici giardinetti dove i bambini si sbucciavano le ginocchia giocando sul brecciolino. Anzi prima ancora era il regno dei cavalli, Lizza appunto perché dal ‘500 vi si tenevano giochi equestri.
Oggi, invece, stando alle cronache locali, sono ad un passo dalla fine del mondo, dove l’Occidente civilizzato lascia il passo al misterioso Oriente o all’Africa nera, così come si leggeva nei racconti degli esploratori ottocenteschi, spinti dal vento del colonialismo.
Ha iniziato un po’ di tempo fa un noto giornale locale con un’inchiesta di due pagine sulle “prostitute fai da te” alla Lizza. Cosa sono? Le badanti, signore spesso dell’Est, che quando possono prendono una boccata d’aria ai giardinetti della Lizza (gli unici in centro). Cosa fanno? Secondo le cronache, arrotondano il magro stipendio con prestazioni particolari. Ti avvicini, la chiedi e… spesso ottieni. Un’inchiesta dettagliata con tanto di lamentela di una lucciola professionista (ovviamente anonima) che accusa le badanti di concorrenza sleale. E giù un pistolotto su come cambiano i costumi, i mestieri, per arrivare a dire che il mondo non è più come una volta, la Lizza nemmeno e, aggiungerei, non ci sono più le mezze stagioni… così, tanto per alzare il tono della discussione.
Se il lettore ha la pazienza di leggere il fiume di parole, scopre quasi per sbaglio, dopo quattro colonne, un misero periodo. Piccino, lì, da solo. Tre righe forse. Dice che il fenomeno è stato segnalato alle forze dell’ordine, hanno indagato per mesi ma non hanno trovato niente di tutto ciò. Nemmeno una marchetta!
Ma come, dico io, mi hai fatto leggere fin qui, ho comprato il giornale apposta e poi, quasi per sbaglio scopro che non è vero niente? Ma è solo un periodo, quasi una buccia di banana, poi la prosa riprende, fluisce… verso dove? Verso nuovi lidi, nuove scoperte di scabrose avventure all’ombra della Torre del Mangia.
Questa storia deve aver solleticato anche un novello Erodoto dell’altra sponda giornalistica senese. Come lui girava per l’antica Grecia, raccontando i costumi dei popoli che incontrava, così il giovane cronista contemporaneo ha circumnavigato la Lizza alla scoperta delle tribù che la popolano, per raccontare a noi dietro quale canneto si nascondono, le bacche di cui si cibano, cosa si scambiano, che suoneria usano per riconoscersi.
Come i pionieri ottocenteschi dell’antropologia, ha seguito le piste che portano ai Baluba, ai Batutsi, ha scoperto le tracce dei Matabele e degli Zulu, fino ad arrivare a rintracciare le panchine degli albanesi, quelle delle badanti, quella dei vecchi senesi, il boschetto – vespasiano e il mercatino dell’usato. Ovviamente senza una pezza d’appoggio che non fosse il suo pensiero. E lancia un monito ai cittadini: se passi, un’ ti fermare. Poi un invito al sindaco di vestirsi da sceriffo per fare piazza pulita. Ma perché? Ammesso che il Risiko delle panchine sia vero, fanno qualcosa di male? Spacciano? Pare di no. Si prostituiscono? Quello no, le forze dell’ordine hanno già indagato. La panchine sono pubbliche, non sono proprietà privata. Queste persone da qualche parte dovranno pur stare, forse non hanno soldi sufficienti per stare seduti in Piazza del Campo ai tavoli dei tanti bar.
Forse, come faceva Konrad Lorenz, converrebbe prima, per impratichirsi, dedicarsi ai costumi degli animali piuttosto che degli uomini, occupandosi soprattutto dei cigni della Lizza.
Lorenz, il papà dell’etologia che diventò famoso parlando alle anatre, diceva una cosa saggia: Cane che abbaia talvolta morde, uomo che ride non spara.
Allora ridiamoci su!
Sì meglio riderci. Vista l’ispirazione Ottocentesca del taglio antropologico, resta da sperare che da quel secolo venga riesumato anche Cesare Lombroso con la sua fisiognomica che gli consentiva di stabilire dalle dimensioni e forme dei crani lo spirito della persona. Lombroso è famoso per la fisiognomica dei crimanali, ma studiava anche quella dei rivoluzionari, politici, matti, folli e facchini. Chissà come funziona con i giornalisti…
ma povere badanti, finché puliscono il culo ai nostri vecchini vanno bene ma se stanno sedute alla lizza no
si, si, minimizziamo tutto. a siena sono tutti buoni, belli e bravi. come quello che tentò di violentare, in pieno giorno, una ragazza in camollia o quelli che hanno rubato, sempre in pieno giorno, alla gioilleria nel corso, tano per fare due piccoli esempi.
minimizziamo sempre e comunque. una semplice domanda: perchè delle persone, extracomunitarie o no, passano intere giornate senza far nulla presso la lizza, o localilimitrofi, con tanto di telefonino e ben vestiti? ah, già, questa è facile demagogia. sarà anche così ma non affrontare seriamente certi probelmi della sicurezza, farà governare berlusca e c. per anni. meditiamo, gente, meditiamo
L’intolleranza è una brutta bestia, e a Siena di persone che la pensano in questo modo ce ne sono parecchie purtroppo, basta sentir parlare in giro per rendersene conto.
complimenti per democrazia di questo blog. io avevo inviato un commento senza la minima offesa verso nessuno e non è stato pubblicato. complimenti!
I giochi con i cavalli alla Lizza li facevano nel ‘700