Ogni volta è la solita storia. Il sito internet di quello che fa le fotocopie inizia a dire che c’è il sito internet inglese che accetta scommesse sul Palio di Siena. La stampa locale rilancia, il Consorzio di Tutela si pronuncia, la Finanza (pare) si muova. E poi? Poi, niente. Come ogni volta. Come è normale che sia. La cosa più stupefacente è che non ci sia nessuno a dire: ok, basta, questa volta ce ne freghiamo. Quella delle scommesse sul Palio andrebbe messa al primo posto fra le polemiche inutili. I siti specializzati inglesi consentono di puntare su tutto: dalla nascita o la morte dei mebri della famglia reale fino al vincitore delle competizioni più strane. Dov’è il problema? Dovrebbero chiedere il permesso a chi organizza l’evento? Alciclista che vince la gara di Mountain bike a Moena o a quello giunto secondo col Kajak in un torrente ungherese? Se facessero una gara fra le città italiane, Siena batterebbe tutti nella sfida delle polemiche sceme. Scommettiamo?